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Mancini: «La maglia numero 10' Merito delle bugie di papà»

Sta in famiglia, gio­ca a calcetto e a tennis e si tiene in for­ma: 78 chili per un metro e 79, esatta­mente come quando vinceva lo scudet­to o trascinava la sua Sampdoria alla fi­nale di Coppa dei Campioni.Ha imparato da giovane: «C'era un ra­gazzo che come me amava i dribbling e i bei gol.
E di Macina, a un certo punto, non si sentì più parlare».Ma torniamo alla svolta della sua vi­ta, Mancini: la bugia che la porta alla squadra parrocchiale, è il viatico per ar­rivare direttamente alla serie A.
È quello che mi ha consentito, poco più che bambino, di af­frontare la vita con la coscienza di un adulto: studiavo, giocavo in una grande società, a sedici anni ero in prima squa­dra, ho avuto il dono di imbattermi in un allenatore come Tarcisio Burgnich che mi ha fatto fare 30 partite in un cam­pionato, la città era accogliente, la gen­te ospitale, aperta e sincera.
In archivio sono conservate le dispense di un docente di storia del teatro che per spiegare la Com­media dell'arte ai suoi studenti citava Mancini: è come in una partita di calcio, c'è un canovaccio attorno al quale si muovono gli attori come si muovono i calciatori attorno agli schemi disegnati dall'allenatore; e talvolta gli attori diven­tano artisti e inventano la battuta folgo­rante come Mancini che è un artista e crea l'assist che nessuno spettatore (e avversario) può prevedere.

Fonte: www.corriere.it

August 11, 2009 - Posted by fepesle | Uncategorized | | No Comments Yet

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